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mercoledì 17 giugno 2015

Scuola di vita

Sono trascorsi ormai alcuni anni dal giorno in cui mi ritrovai a scrivere questi pensieri.
La persona che li ha ispirati è ben matura e ben meritevole della mia stima.
Rileggendoli ho pensato che sì, per me questi pensieri valgono ancora e spero ancora e ancora e ancora...
Ho deciso di non cambiare neppure una virgola e lasciare tutto com'è.

Tratto da "Conversazioni social(i)":


<< Ho letto il tuo post attentamente e ha suscitato in me un irrefrenabile desiderio di rispondere sia a te che a quella parte di me che tante volte si è posta e tante volte ancora si porrà le medesime domande.
Quello che tu chiami un inutile esercizio mnemonico, anche se non te ne accorgi, nel momento stesso in cui sei seduta e concentrata con gli occhi fissi sul libro e sulle parole lì impresse, ti sta lasciando un segno indelebile. Mentre apprendi il lessico, articoli il suono,  il tuo cervello incamera, si gonfia, abbraccia un’idea e autonomamente ne ricava un senso, lo associa alla modernità, stimola collegamenti. E per quanto riguarda il contenuto,  nonostante ti sembri di concentrarti sulle parole e non sul senso generale, non dimenticare quanto ogni singola parola sia importante, quanto peso assuma a seconda del contesto, di chi la pronuncia e del valore che s’intende affidarle perché ne sia portatrice, anche dopo centinaia e centinaia di anni. Mentre credi di perdere le ore con la schiena piegata e gli occhi stanchi, un mondo di concetti e idee fluisce nella tua mente e lì avrà sede, anche a livello inconscio, praticamente per sempre.
È chiaro che questa non è l’unica modalità di conoscenza e che è altrettanto bello, se non di più, sedersi a chiacchierare con le persone, osservare un paesaggio, un quadro, ascoltare musica … Nessuna di queste cose esclude le altre ed è per questo che sono fermamente convinta che chiunque, da qualsiasi scuola sia ’uscito’, comprerà un libro di un autore classico, soprattutto se economico! Ci siamo abituati a credere che il piacere sia situato nelle scelte che ci appaiono libere e perciò chi obbliga e impone ci sta necessariamente facendo un torto.
Io non la vedo così, la scuola suggerisce e porta all’attenzione dei contenuti ai quali probabilmente, se non la frequentassimo, non ci accosteremmo mai. Chi insegna (e non perché sia pagato per farlo) ha il dovere morale di trasmettere delle nozioni che non sono superate o inutili, ma giacciono nelle nostre coscienze per il solo fatto di essere uomini. Chi sceglie di studiare lettere classiche, te lo assicuro, non riceve nessuna chiamata divina e si stanca di studiare tanto come chi prende un’altra facoltà. Non esistono menti privilegiate, ma, anzi, forse lo siamo tutti noi che siamo venuti a contatto con queste conoscenze. La cultura è di tutti, è di chiunque abbia il coraggio e la pazienza di apprezzarla, e si assuma la responsabilità di condividerla, moltiplicarla, tenerla in vita. Quello che oggi ti appare come un invito ad odiare (che si tratti di i classici, di teoremi o di biologia, fa lo stesso) puoi considerarlo come il primo appuntamento con una persona che non conosci ancora, ma che col tempo imparerai a gradire, a stimare, ad ammirare. È più di un insegnamento ad  amare, fidati!
L’esame di maturità ci spaventa tanto perché chiude un ciclo della nostra vita proprio quando ci sembra di essere già con un piede fuori dal confine. Ci chiediamo che senso abbia dover fare quel passo indietro, riprendere in mano tutti i contenuti dell’ultimo anno ed offrirli ad un po’ di sconosciuti, come per un sacrificio in cui non abbiamo nulla da chiedere in cambio. Ecco, non è proprio così, in verità stiamo restituendo tutto quello che la scuola ci ha trasmesso e comunicato nel nostro percorso, stiamo rispondendo ad una domanda (Ne è valsa la pena?) e ci stiamo prendendo l’ultimo vantaggio dell’essere studenti: superare una prova in un contesto caldo e accogliente. Sono d’accordo con  te quando dici che è riduttivo, ma non per lo stesso motivo. Quello che sei e che sei diventata non devi dimostrarlo durante gli scritti o l’orale, devi conservarlo come il dono che ti ha fatto l’esperienza e come il regalo che fai ogni giorno a te stessa quando apri gli occhi e le orecchie, devi considerarlo il vero premio. Per me, invece, è riduttivo perché quest’esame è solo un assaggio delle prove che affronterai nella tua vita e in nessun caso la valutazione che ti daranno influenzerà quello che eri o che diventerai, almeno finché avrai di fronte persone che sono fatte esattamente delle tue stesse paure, debolezze, umanità. Non sforzarti di compiacere gli altri e non pensare mai, per nessun motivo al mondo, che questo tempo sia sprecato. Riga dopo riga, esame dopo esame, stai imparando a vivere e quando ti guarderai indietro saprai che ne è valsa la pena. In bocca al lupo!!! >>


mercoledì 18 febbraio 2015

Quant'è bella giovinezza...



-Riflessioni sparse e confuse-



Se Incorvaia e Rimassa potessero rinominare il romanzo pubblicato nel 2006, sono certa che non si intitolerebbe più “Generazione mille euro”, ma semmai “generazione 500 euro” oppure “inoccupati 2.0”!

Ebbene sì, siamo la generazione più istruita, ma meno colta, la generazione con più titoli, ma sempre meno spendibili, corriamo dietro alle nuove tendenze, ma le stanchiamo facilmente, siamo figli delle interfacoltà e delle specializzazioni ad hoc, dei master e dei corsi on-line, eppure ci scordiamo gli accenti sulle ‘e’ e abbiamo difficoltà a comprendere un discorso nel nostro dialetto. 
Viviamo con l’angoscia di riempire il nostro curriculum, rinunciando a riempire la nostra vita vera. 
Coltiviamo le passioni come sogni che non realizzeremo mai, come capricci che nel mondo in cui respiriamo sono erbacce da estirpare.

Ma siamo davvero così diversi dalle generazioni che ci hanno preceduto? E se si, in cosa? Davvero questa corsa matta verso un futuro inafferrabile è uno slancio verso il progresso? Oppure siamo fermi ed impantanati senza rendercene davvero conto? 

E la risposta arriva in maniera inattesa e quasi sorprendente.....

Qualche giorno fa in una sala d’aspetto ho ascoltato una delle conversazioni più illuminanti dell’ultimo mese, complici due file di sedie ai lati della stanzetta quadrata e ore interminabili nell’attesa del proprio turno.
Due vecchine dal viso stanco, ma ugualmente vivace, si lasciavano andare ai racconti delle loro vite, così diverse e così somiglianti alle nostre, cavalcando l’onda del ricambio generazionale. Chiacchieravano dei loro malanni e dei sacrifici che la vita aveva portato con sé, con un misto di malinconia e rassegnazione e si rivolgevano al loro personale pubblico, fatto delle poche anime che quello spazio poteva contenere.

SIGNORA 1: “Quand sacrific’ im fatt! Ij acchiebb na fatìa ca m’ha cambat la vita. Agn giurn pulzava cinguanta cammr. Nc’ vuleva na forza, ma erm juvn e la tnemm, e la fatìa sctava. Pensa nu picca ca mu alli residence p paià d men, nann esist cchiù lu serviz p pulza li cammr. A c’ngata vo’ s’ lassn li lanzulu pulit sobba allu liett e s li fach’n loro li srvezj.”

SIGNORA 2: “Acchssica it! Però fatiamm p’ avvé lu necessarij. Li cos ca prima nann putemm accattà, mu s scettn, ma nu sim viecchj e c cosa n’ima ffa? Ca prima a pan e pummdor s sceva, piccì, mica cumm a mu ca esistn tanta cos.”

RAGAZZO X: “Ca nang’ì ver signò. La malatìa d iosc se qual it, signò? La depression! E se da c’ vanna ven? Da tutt scti puttanat d’ mu!

SIGNORA 2: “Ij dich semb na cosa, piccì, ca prima erm cuntent e nallu capemm!”

Ed ecco una schiacciante verità: ERAVAMO FELICI E NON LO SAPEVAMO!

Quant’è vero, ho pensato.
Quante volte accade di non accorgersi della felicità, se non a posteriori.
A confronto siamo noi la generazione più debole, ho pensato, quella più viziata e viziosa, quella che si deprime e soffre perché desidera e non ottiene, quella sulla quale l’economia fa leva, alla quale si vendono i beni accessori come necessari.
 
Ma poi ci ho riflettuto un po'...
A conti fatti, NO! Non siamo così diversi dalle generazioni che ci hanno preceduto!
Se i nostri nonni si rimboccavano le maniche e si spezzavano la schiena, noi ci facciamo il nodo alla cravatta e sopportiamo il fastidio dei tacchi per risultare presentabili, freschi, dinamici, convincenti.
"Noi" siamo quelli del sorriso stampato per forza, dello 'show' che deve andare avanti, quelli che provano di tanto in tanto a lottare per la meritocrazia, invece che per la sopravvivenza, quelli soggetti ad una violenza sottile che, anche se non è fatta di armi e di guerre, sa ferire e miete le sue vittime.
I nostri sacrifici non sono poi tanto diversi dai loro, cambiano i modi e i tempi, ma non l’impegno e la meta.

Tirando le somme, io credo che in ogni storia che si rispetti si fanno passi in avanti e si pongono pietre miliari, ma questo accade a spese degli ingranaggi della macchina dell’umanità. E la macchina dell’umanità è fatta di storie individuali, singoli uomini e donne che corrono sui tapis roulant della propria vita e si preoccupano di porre basi buone per salvaguardare la propria generazione e al più quella dei propri figli. 

Tra sessant’anni, a Dio piacendo, saremo "quelle vecchine", parleremo della nostra storia e, forse, sapremo dire se eravamo felici.

sabato 14 febbraio 2015

Omnia Vincit Amor (parte seconda)



Alla voce AMORE l’enciclopedia Treccani risponde con ben sei punti, tutti corredati di una gamma di definizioni più specifiche (espletate in lettere fino alla d). 
 
Ma che cos’è l’amore?

In migliaia di anni non si è prodotta una sola spiegazione che non sia stata poi ampliata, arricchita, ornata, o addirittura ridotta all’osso, mortificata o onorata di un silenzio che vale più di tante parole. 

Mi chiedo cosa significhi ‘amore’ prima ancora di voler sapere quali sono i suoi effetti. O forse dovrei pensare che sono proprio i suoi effetti a renderlo tale, a farne un gigante dalla forza inesauribile e dall’aspetto mostruosamente umano? 

Esiste, fluisce, lo usiamo di continuo, ovunque, ma è astratto o concreto quest’amore?   Si vede, si tocca, si ode, si annusa, si gusta? 
Si e no.  
Per capirlo ho cercato la risposta in quell’ottantenne saputella della Treccani e la sua saggezza mi è venuta in aiuto anche stavolta!     
 
Il punto 1a recita così: 
Sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia’.         
Niente di più meraviglioso!          

L’affectus è ciò che tocca lo spirito, il profondo fondo dell’anima e lo scuote. 
Si può essere affetti da amore come da una malattia, ma in quanto a sconvolgimento sembra non esserci una grande differenza! Allora possiamo ragionevolmente credere che anche l’amore sia una specie di malattia dai poteri speciali che ogni tanto ci colpisce? È una sorta di febbre buona e se ci sconvolge dentro nella maniera giusta siamo in grado di svilupparne anticorpi buoni a reggere tutta la vita; nel caso contrario passa presto e dopo un breve periodo di 3L (latte, lana, letto) si riprende la solita routine più forti di prima.

Il punto 2a, poi, restringe il campo definendolo un attrazione tra ‘due persone (ordinariamente ma non necessariamente di sesso diverso) che può assumere forme di pura spiritualità, forme in cui il trasporto affettivo coesiste, in misura diversa, con l’attrazione sessuale, e forme in cui il desiderio del rapporto sessuale è dominante, con carattere di passione, talora morbosa e ossessiva’.  
Qui il gioco si fa parecchio duro! Entra in scena il dualismo, la coesistenza di due aghi in grado di pungere contemporaneamente l’anima e il corpo. Ognuno ha due aghi e ogni gioco d’amore richiede minimo due partecipanti. Il numero obbligatorio di aghi in uso diventa dunque di quattro e tutti pronti a bucherellare a destra e sinistra senza sincronia, senza regole, perché l’unica regola posta da affetto e attrazione è che non esistono leggi in grado di condizionarne il compimento.
Che gran caos!   
Ecco allora perché l’amore è complicato, perché somiglia ad una malattia delirante a cui tutti in fin dei conti ci ‘affezioniamo’.    

Ma la definizione più simpatica arriva al punto 6a, quando credi di sapere già tutto sull’amore e leggi:
In botanica, amor perfetto o amor nascosto, nomi comuni della pianta Aquilegia vulgaris.          
È un meraviglioso fiore alpino legato alla leggenda medievale della metamorfosi di Rutibando.
Il principe era a tal punto lussurioso e prepotente che fu punito con la trasformazione in un fiore, però, ridicolo e buffo, che non sarà accarezzato da nessuna donna né colto da alcun innamorato.
Il nome del fiore vuol dire ‘raccoglitore d’acqua’ eppure risulta essere noto per l’aspetto grottesco e ricco di corna

Dov’è allora l’amor perfetto se oggi nessun amante si sognerebbe mai di regalare il fiore dei cornuti? 

La risposta l’hanno trovata prima di noi i nativi d’America e forse sarà bastato cercare nell’essenza invece che nell’aspetto, indagare il contenuto prima che la forma
Si dice che loro usassero un infuso di varie parti della pianta per una gran varietà di cure, dal mal di cuore alla febbre e come anti-veleno. Polverizzavano i semi e ne strofinavano la farina sulle mani come afrodisiaco e come profumo da uomo per attrarre la donna desiderata. 

Eccoli qua belli e in fila: l’amore, l’affetto, la febbre, l’attrazione, il desiderio

E chi l’avrebbe mai detto che un fiore così buffo potesse sfidare la Treccani e le definizioni che si susseguono da migliaia di anni. 
A me va bene così.
E, a quanto pare, l’Amor perfetto si spiega da solo!!!

mercoledì 11 febbraio 2015

Perché Sanremo è Sanremo ???



Oggetto di questo 'lungo' post è il festival -più italiano che italiano non si può- di Sanremo, un appuntamento annuale con gli artisti più o meno noti della canzone italiana che si ripete da ormai più di sessant'anni.
Ma cos’è che lo rende così speciale?

Ogni anno c’è chi scalpita e non vede l’ora di poterselo godere beatamente sdraiato sul divano, c’è chi lo critica (dal look dei presentatori alle esibizioni dei cantanti in gara) e non manca neppure un folto gruppo di ‘disinteressati’, che rimangono indifferenti di fronte alla portata nazionale dell’evento.
[E devo dire che di quest'ultimo gruppo mi onoro di far parte da un po' di annetti!!!]
Sta di fatto che, tra critiche, successi, trasgressioni e riflettori, è quasi impossibile ignorarne l’esistenza o non conoscere le canzoni che nel corso degli anni ha partorito, perché sono le stesse che ci ritroviamo a canticchiare o, peggio, (per il gruppo dei disinteressati) che iniziamo a sentir canticchiare da altri e impariamo a memoria prima ancora di averle mai sentite dalla voce di chi le ha rese celebri.
(O forse succede solo a me??)

Quest’anno ho deciso di fare un’eccezione e di sedermi a guardare questa benedetta competizione, pronta a superare la mia convinzione che non esiste più il festival di una volta, una convinzione che accomuna molte altre manifestazioni o ‘cose’ che hanno visto una normale evoluzione nel corso del tempo.

[Ammetto di essere un po’ un soggetto da “SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO”, perché penso che tutto stia perdendo un po’ la purezza e l’autenticità originarie.]
Insomma parlando per frasi fatte: "Più si ha e meno si è" !!!

Per accostarmi al meglio al ruolo di neospettatrice ho deciso di fare un rapido viaggio alla ricerca di curiosità ed eventi che hanno reso questa competizione così importante e seguita e, visto che sessantacinque anni sono tanti, il riepilogo è davvero lungo, ma non per questo noioso! (Almeno non per me!) E, anzi, non posso negare di essermi un po’ emozionata nel ripercorrere la storia del trionfo di alcune canzoni che ancora oggi restano tra le mie preferite. 

 
Ve lo ripropongo in versione “accorciata”:

1951- Nasce il festival di Sanremo (trasmesso in RADIO), progetto per promuovere l’immagine e l’economia della città nel dopoguerra.
1952-  Nilla Pizzi conquista il podio (tutto il podio) classificandosi con tre pezzi! Un record =D
1953- Muore Pier Busetti, inventore della kermesse.
1954- Totò partecipa in veste di autore della canzone “Con Te”.
1955- L’anno della televisione!!! Le telecamere della RAI si collegano con il Casinò.
1956- La RAI organizza il 1° concorso per selezionare i cantanti da presentare al festival.
1957- L’anno delle prime vallette (Marisa Allasio e Fiorella Mari) e della finale in Eurovisione!!!
1958- Nasce il mito di Domenico Modugno e il brano “Nel blu dipinto di blu” diventa la colonna sonora del Festival e viene ribattezzato dal pubblico “Volare”.
1959- Un emergente Enzo Tortora presenta la nona edizione.
1960- Mina canta per la prima volta al festival senza ottenere la pronosticata vittoria.
1961- Mina canta per la seconda ed ultima volta al festival, sempre senza trionfare.
1962- 1° anno in cui si vota anche con l’Enalotto.
1963- Mike Buongiorno presenta il festival, conservando il ruolo fino al 1967.
1964- Gigliola Cinquetti vince con “Non ho l’età” e Bobby Solo viene squalificato per aver cantato in playback “Una lacrima sul viso”!
1965- Vince Bobby Solo, acclamato dal pubblico dopo la squalifica dell’anno prima.
1966- Adriano Celentano viene eliminato con “Il ragazzo della via Gluck”. =(
1967- Luigi Tenco, dopo l’eliminazione di “Ciao Amore, Ciao” cantata in coppia con Dalida, si toglie la vita.
1968- Pippo Baudo dà il via ad una lunga serie di conduzioni. Vince Sergio Endrigo!!!
1969- È l’anno di “Un’avventura” cantata da Battisti e Pickett, ma trionfa la Zanicchi con “Zingara”.
1970- Celentano e Claudia Mori vincono con la canzone “Chi non lavora non fa l’amore”.
1971- Nicola di Bari si esibisce in coppia con una giovanissima Nada e Lucio Dalla canta “Gesù Bambino”, canzone che poi ha preso il titolo di “4/3/1943”
1972- L’anno di “Piazza grande”, “Montagne Verdi” e dell’esordio di Ivano Fossati.
1973- Alcune polemiche tra organizzatori e case discografiche ritardano il festival che si svolge in marzo. Esordisce il caro Vecchioni.
1974- Corrado conduce il suo primo ed ultimo festival.
1975- Edizione di transizione. Ri-conduce Mike e i cantanti in gara diventano trenta.
1976- Una giovanissima Romina Power debutta senza Al Bano.
1977- Per la prima volta il festival si svolge al Teatro Ariston. Vincono gli Homo Sapiens (?).
1978- Presentano Beppe Grillo e Stefania Casini. Esordisce il giovane Rino Gaetano con “Gianna”
1979- L’anno di Vernaghi, Carella e I Camaleonti.
1980- Presenta un trio d’eccezione: Benigni-Cecchetto-Carlisi. De Gregori affida a Morandi “Mariù”

1981- Vince “Per Elisa” di Alice, a seguire Goggi con “Maledetta Primavera” e Baldan Bembo con “Tu cosa fai stasera”.
1982- Al Bano e Romina cantano “Felicità”, Vasco Rossi debutta con “Vado al massimo”. Nasce il premio della CRITICA assegnato a “E non finisce mica il cielo” di Mia Martini.
1983- Dori Ghezzi ottiene il terzo posto con “Margherita non lo sa”!
1984- Presenta Baudo con sei vallette. Eros Ramazzotti vince con “Una terra promessa” la sezione dedicata agli emergenti
1985-  I Ricchi e Poveri salgono sul podio con “Se m’innamoro”, partecipa anche Zucchero arrivando penultimo.
1986- Vince Ramazzotti, ormai promosso big, ed esordisce Loredana Bertè!!!
1987- Vince il trio Morandi-Ruggeri-Tozzi con “Si può dare di più”.
1988- Massimo Ranieri trionfa con la potentissima “Perdere l’amore”.
1989- Primo anno dell’organizzazione Aragozzini. Conducono Rosita Celentano, Danny Quinn, Paola Dominguin e Gian Marco Tognazzi.
1990- Vincono i Pooh con “Uomini soli” e i cantanti in gara vengono abbinati a partner stranieri.
1991- Renato Zero si piazza secondo con “Spalle al muro”.
1992- Conduce Pippo Baudo con la Parietti, Brigitte Nielsen e Milly Carlucci. Tra i giovani si affermano Aleandro Baldi e Francesca Allotta con “Non amarmi”, pezzo intramontabile!
1993- Cristiano De Andrè arriva secondo con “Dietro la Porta” e la una tenera Laura Pusini vince tra i giovani con “La solitudine”.
1994- “Signor Tenente” di Faletti si piazza al secondo posto, tra i giovani si afferma Bocelli.
1995- Baudo è affiancato dalla Falchi e dalla Koll, vince Giorgia e Patty Pravo ritorna sul palco sanremese.
1996- Conducono Baudo, Ferilli e Mazza. Vince la coppia Ron-Tosca con “Vorrei incontrarti tra cent’anni”, segue “la terra dei cachi” di Elio e le storie tese.
1997- Mike Buongiorno torna a condurre con Piero Chiambretti e la Marini. Vincono i Jalisse con “Fiumi di parole” e tra i giovani Paola e Chiara.
1998- Conduce Raimondo Vianello affiancato da Veronica Pivetti ed Eva Erzigova. Si aggiudica la vittoria Annalisa Minetti con “Senza te o con te”.
1999- Prima conduzione di Fazio, insieme al premio Nobel Renato Dulbecco e la modella Laetitia Casta. Tra i giovani vince Alex Britti con “Oggi sono io”.

2000- Ancora Fazio con Pavarotti e Teo Teocoli; riscuotono successo gli Avion Travel e Irene Grandi.
2001- Conduce Raffaella Carrà, affiancata da Megan Gale, Massimo Ceccherini, ed Enrico Papi (criticati duramente anche da Franca Ciampi per la comicità volgare). Vince Elisa con “Luce” e i Gazosa con “Stai con me forever”.
2002- Ancora Baudo con la Arcuri e la Belvedere. Tra i giovani s’impone una timida Anna Tatangelo.
2003- Accompagnano Baudo Serena Autieri e Claudia Gerini, tra gli ospiti anche Sharon Stone e Carla Bruni. Premiate Alexia e la giovane Dolcenera.
2004- Conduce la Ventura, affiancata da Paola Cortellesi, Gene Gnocchi e Maurizio Crozza. Vince Masini e tutto il resto non fa notizia.
2005- L’anno degli annunci e della divisione in categorie (donne, uomini, gruppi, classic e giovani). Il conduttore Bonolis annuncia in diretta la morte del collega Alberto Castagna e la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, sequestrata in Iraq. Vince “Angelo” di Renga.
2006- Conduce Panariello con Victoria Cabello e Ilary Blasi e trionfa Povia con “Vorrei avere il becco”.
2007- Baudo ritorna al timone insieme a Michelle Hunziker, mentre Cristicchi trionfa con “Ti regalerò una rosa” e Fabrizio Moro scala il podio giovanile con “Pensa”, canzone dal tema potente.
2008- Ultima conduzione di Baudo (almeno ad oggi) insieme a Bianca Guaccero e Andrea Osvàrt, è l’edizione meno vista di sempre. Vince per la prima volta una non italiana, Lola Ponce.
2009- Anno della co-conduzione: diversi nomi (tra cui la De Filippi) affiancano Bonolis e Laurenti nelle cinque serate. Inizia il trionfo degli amici di Maria con Marco Carta, mentre fa scalpore “luca era gay” di Povia.
2010- Conduce Antonella Clerici e vince un altro ‘amico’, Valerio Scanu, con un testo di Pierdavide Carone. Pupo ed Emanuele Filiberto si esibiscono in un inno tutto patriottico.
2011- Il sessantunesimo festival vede la vittoria di “Chiamami ancora amore” di Vecchioni e “Follia d’amore” di Raphael Gualazzi. Ma è anche l’anno della farfallina di Belen con Morandi e la Canalis.

2012- Il trio dell’anno precedente si ripropone nella prima serata insieme a Papaleo a causa dell’assenza di Ivana Mrazova (assente per cervicalgia!). Emma trionfa e Lucio Dalla fa la sua ultima apparizione televisiva insieme a Pierdavide Carone cantando “Nanì”. Celentano torna sul palco dell’Ariston destando moltissime polemiche.
2013- Frizzante conduzione di Fazio e Litizzetto che vede la vittoria di Mengoni, star di X factor.
2014-  Fazio e Littizzetto bissano, vince un’Arisa poco convinta e il giovane rapper napoletano Rocco Hunt. La finale registra gli ascolti più bassi di sempre.


Dopo questo lunghiiisssssimo riepilogo ne so abbastanza per confermare quello che pensavo all’inizio della ricerca. Le edizioni più lontane (quelle degli anni 60 e 70) esercitano su di me un fascino potentissimo, al punto che mi piacerebbe rituffarmi nel passato per godere di una musica che ormai non c’è più, nonostante, per molti aspetti, ci sia ancora. Sì, perché il bello della musica è proprio questo: che resta,  sopravvive a chi la canta e al momento in cui è stata cantata.
E forse sarà così pure tra sessant’anni, forse ci sarà chi apprezza più di me, di noi, un brano di Mengoni rispetto ad uno di Mia Martini!
Oggi come oggi posso solo provarci, posso solo sedermi e guardare quest’edizione. Poi criticare, canticchiare e dimenticare, come fanno tutti, come tutti gli anni. 


Che tanto la musica che merita rimane sempre nell’aria.
E alla fine ho capito cosa rende speciale 'sto benedetto Festival! 

E' banale! ;)

LA MUSICA!
Luigi Tenco canta "Ciao Amore Ciao"